[Viene affissa una nuova pergamena nella bacheca targata "Il Signore
Risponde" in inchiostro dorato. Sono più fogli in carta bibbia, la
lavorazione è realizzata in parte dall'Ordine dei Depositari sotto il
controllo dei Monaci affinchè non si possa utilizzare oggetti realizzati
con pratiche blasfeme, per non rischiare di essere vittimi di
maleficio. La calligrafia è di Sua Eccellenza, dallo stile piuttosto
gotico ma leggibile a chiare lettere, un pò grottesco quasi]
All'attenzione dei Fedeli della Diocesi di Laddington
Le
lettere che ricevo in sacrestia sono tante, tuttavia, le risposte che
offro sono ispirate dal Signore che ha scelto questa lettera, rispetto
alle altre, a cui rispondere.
Non ci è dato sapere il motivo, ne
dubitare di come il Signore dia priorità, c'è un disegno di Dio che a
noi è sconosciuto e sa esattamente quand'è il momento opportuno per
rispondere.
Sappiate che il Signore è sempre con voi, nel tempo, avrà modo di poter rispondere anche alle altre.
Abbiate fede.
Qualora
ci siano nuove missive, spedire in forma anonima presso la Cattedra di
San Michele dell'Angelus Cathedral e verranno pubblicate qui assieme
alle risposte ricevute dal Signore, sempre presente in mezzo a noi.
Affinchè
possiate avere la benedizione Sacra del Bambin Gesù, la massima
protezione dal male, l'offerta è di un 1 ducato da lasciare assieme alle
missive.
Questa è una risposta ad una lettera giunta molto tempo orsono e veniva chiesto:
Caro Gesù
Ho
un piccolo tarlo che non riesco a scacciare: dato che a causa
dell'ignoranza morale (di cui tutti, chi più chi meno, se n'è reso
conto) ciascuno sta vivendo il bene/male in modo soggettivo.
Come si può dimostrare oggettivamente che un atto compiuto è stato un atto di bene piuttosto che no?
Provo
a spiegarmi: a causa delle ferite dell'anima che ci siamo provocati,
può perfino accadere che qualcuno percepisca una carezza ricevuta come
invece fosse uno schiaffo, quindi si lamenti di non aver ricevuto un
atto di amore
In realtà, lo ha ricevuto solo lo ha vissuto e sentito in modo distorto.
Il "sentito" dell'altro non può essere un criterio valido per dimostrare l'amore/non amore di un mio atto.
Il
"non mi fai stare bene" espresso dall'altro non può essere il metro di
misura certo dell'amore che io ho messo nel mio agire verso l'altro.
L'altro
potrebbe non sentirsi amato solo perchè non viene accontentato in
pretese irragionevoli che però ritiene invece sinonimo di amore e di
servizio.
Quindi mi chiedo: Qual è la condizione che un atto deve
soddisfare perchè possa dirsi oggettivamente che è un atto di amore,
giusto e buono, al di là di come esso verrà sentito/vissuto dall'altro?
Qual
è il criterio oggettivo attraverso il quale poter affermare: il mio
comportamento verso di te è stato un comportamento d'amore / non lo è
stato?
Grazie per tutto quello che fa e veglia su mia nonna, sta affrontando un brutto periodo.
Caro Figliolo
Mi
rammarico che non ho potuto rispondervi prima, posso tuttavia
rassicurarvi che vostra nonna è molto felice e serena, ora che è salita
in cielo e siede accanto a me.
1. Un atto di amore è buono e giusto non solo in sé ma anche quando vengono rispettate tutte le singole circostanze morali.
2. Secondo una catalogazione antichissima, che risale a Cicerone (Retorica, 1), le circostanze morali sono sette.
Eccole in latino: quis, quid, ubi, quibus auxiliis, cur, quomodo, quando.
- chi (quis): è il soggetto dell’azione.
-
che cosa (quid): che cosa si fa. Ad esempio si tratta di
schiaffeggiarlo per correggere un atto peccaminoso oppure di altra cosa.
- dove (ubi): indica il luogo, se sia pubblico, privato, sacro...
-
con quali mezzi (quibus auxiliis): si allude ai mezzi coi quali si
compie l’azione, se leciti o meno. Ad esempio si soccorre il prossimo
con beni di proprietà altrui.
- perché (cur): si riferisce alla motivazione per cui uno compie una determinata azione. È l’intenzione dell’agente.
- come (quomodo): si riferisce al modo in cui si è compiuta un’azione: se istintivamente, impetuosamente o per calcolo;
- quando (quando): indica la circostanza di tempo (ad es. per i giorni di penitenza, di festa,...) o anche la durata.
3. Molte delle nostre azioni in astratto sono moralmente indifferenti (come ad esempio il camminare, l’aprire una finestra…).
Nessuna azione, invece, in concreto è indifferente.
Se non altro viene specificata come buona o cattiva dalle circostanze.
San Tommaso dice che “nessuna azione di un individo è indifferente”.
4.
Può succedere allora che un’azione di per sé oggettivamente
indifferente (come una giostra) riceva dalle circostanze una qualifica
morale a seconda che sia praticato in maniera ragionevole o
sconsiderata, oppure che un’azione buona quanto all’oggetto possa
diventare cattiva in base alle circostanze, come quando per darsi a
speciali pratiche religiose si trascura il proprio dovere.
5. In
ogni caso va tenuto presente che le azioni umane devono essere rette non
solo in ordine al loro obiettivo intrinseco e all’intenzione, ma anche
nelle conseguenze a lungo termine.
È sufficiente che una sola di esse sia difettosa per rendere meno buona, o addirittura cattiva, un’azione.
Di qui il detto degli antichi: : perché un’azione sia buona deve essere buona nelle conseguenze a lungo termine.
Con questi criteri generali puoi valutare anche il caso singolo che mi hai presentato.
Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
***
Il Signore ha parlato ed ha accettato il ducato offerto e vi ha benedetto Figliolo.
Sua Eccellenza
Franciscus Abraham di York
Ispirato dal Signore